Cronaca
E fu così che arrivò il decreto interpretativo..
Mar 7th
Sarebbe stato bello se quando mi capitava di arrivare in ritardo a scuola avessi potuto cambiare le regole. Uscire dall’aula e rientrare poco dopo con un bel decreto interpretativo: “professoressa, posso dimostrare che ero cmq in orario..”
Tutti, o quasi, quelli che sento si lamentano di Berlusconi, nessuno lo ha votato.. ma allora come c’è salito al Governo? O.o
In ogni caso questo vuole essere un piccolo sfogo, perchè, a mio parere, NON SI PUO’ in uno Stato di diritto arrivare in ritardo alla presentazione delle liste per le elezioni, o sbagliare con le firme, o fare qualsiasi altro errore, seppur banale, che comporti l’esclusione dalle competizioni elettorali, e poi cambiare le regole del gioco solo per i propri interessi.
Scommetto che se fossero stati esclusi partiti minori o partiti non al Governo si sarebbe detto: “Mi spiace ma caxxi vostri!” e chi avesse fatto pasticci avrebbe pagato la propria incompetenza.
Invece in Italia, con questo Governo (magari anche con uno di sinistra, chi può dirlo), si procede a cambiare le regole pr il proprio tornaconto.
Altra cosa curiosa da segnalare è la mistica sparizione del sondaggio, in merito appunto all’esclusione delle liste del PDL dalle Regionali, dal sito de “Il Club delle libertà” quando l’opzione “Le regole sono regole” aveva raggiunto il 98% e passa di preferenze e i commenti, anche di persone dichiaratamente schierate col PDL, criticavano la mancata organizzazione e gli errori del PDL. Gli amministratori del sito hanno motivato la rimozione del sondaggio dicendo che sarebbe stato impossibile che i voti a favore dell’opzione “le regole son regole” fossero di simpatizzanti del PDL perchè troppo faziosi e quindi fosse solo colpa di oppositori che non avrebbero mancto di romper le balle e taroccare il sondaggio…
Mah… questo stato della democrazia nel nostro Paese mi preoccupa sempre di più…
Internet Nobel per la Pace
Jan 25th
Wired Italia (http://www.wired.it) lo scorso mese ha lanciato la candidatura di INTERNET al Nobel per la Pace 2010.
Personalmente appoggio questa iniziativa in quanto ritengo che Internet sia un mezzo di comunicazione indispensabile ormai che da la possibilità a chi rimane senza voce, oppresso da regimi e censura, di riprendere fiato e farsi sentire al mondo nonostante tutto, da la possibilità di informarsi su ciò che VERAMENTE accade riuscendo spesso a sfatare il modo in cui i giornali e le tv spesso ci dipingono la cronaca e tutte le notizie che danno.
Non mi dilungo tanto, lascio a voi la scelta di condividere o meno questa candidatura e vi invito a leggere il post di wired.it sulla presentazione della candidatura e di visitare il sito appositamente creato http://www.internetforpeace.org in cui si può trovare il manifesto e si può sottoscrivere la candidatura di Internet al Nobel per la Pace 2010.
Di seguito copio e incollo il post di wired.it sull’argomento:
Wired Italia lancia il progetto Internet for Peace candidando ufficialmente il Web al Premio Nobel per la Pace 2010.
In occasione della presentazione pubblica del progetto in programma a Milano venerdì 20 novembre al Piccolo Teatro Studio, alle ore 18, all’interno delle manifestazioni di Science For Peace Live, saranno al fianco di Riccardo Luna anche le redazioni di Wired USA e Wired UK. Il Direttore di Wired Italia, infatti, sarà accompagnato dagli interventi del Direttore di Wired Uk David Rowan e dal Direttore di Wired USA Chris Anderson, che per l’occasione sarà in collegamento video da Detroit.
L’idea, a cui sarà dedicato il prossimo numero di Wired, vedrà coinvolti numerosi ambasciatori e supporters, primi fra tutti il Premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi, il Professor Umberto Veronesi, lo stilista Giorgio Armani, insieme alle redazioni di Wired USA e Wired Uk.
Con l’aumento della sua diffusione e della sua accessibilità, Internet ha ampiamente dimostrato di non essere solo una rete di computer collegati fra loro o un contenitore di pagine web navigabili dagli utenti, ma si offre come prezioso e potente strumento di comunicazione globale in grado di oltrepassare anche quelle distanze dettate da restrizioni di tipo politico e militare. Partendo dall’idea che Internet si costituisca soprattutto come strumento di democrazia fruibile da tutti, in grado di veicolare messaggi di solidarietà e civiltà, è nato il progetto di Wired Italia, Internet for Peace, con l’obiettivo di candidare la Rete al prossimo Premio Nobel per la Pace.
Così il Direttore di Wired Italia Riccardo Luna commenta Internet for Peace: “Dobbiamo guardare ad Internet come ad una grande community in cui uomini e donne di tutte le nazionalità e di qualsiasi religione riescono a comunicare, a solidarizzare e a diffondere, contro ogni barriera, una nuova cultura di collaborazione e condivisione della conoscenza. Internet può essere considerato per questo la prima arma di costruzione di massa, in grado di abbattere l’odio e il conflitto per propagare la democrazia e la pace. Quanto accaduto in Iran dopo le ultime elezioni e il ruolo giocato dalla Rete nella diffusione delle informazioni altrimenti prigioniere della censura sono solo l’ultimo esempio di come Internet possa divenire un’arma di speranza globale“.
Il viaggio di Internet for Peace sulle pagine di Wired Italia partirà proprio dall’Iran e dalla rivolta di Teheran dopo le ultime elezioni presidenziali. Ogni mese infatti e fino a settembre 2010, Wired dedicherà un approfondimento alle storie e alle esperienze di chi – con la Rete – ha provato e prova a fare crescere la pace. Inoltre per ogni storia raccolta Current Tv realizzerà un video racconto che verrà trasmesso oltre che in Italia anche negli Stati Uniti e in Inghilterra.
Dall’Iran arriva anche la prima firmataria del manifesto di Internet for Peace a cui Wired Italia ha voluto dedicare la copertina del prossimo numero in edicola dal 21 novembre. Shirin Ebadi, prima iraniana musulmana a vincere il Premio Nobel per la Pace nel 2003, si è schierata a sostegno della candidatura di Internet per il prossimo Premio Nobel per la Pace e ha così dichiarato a Wired Italia: “Internet può essere usata anche per favorire guerre e terrorismo, come dimostra l’opera di proselitismo dei talebani. Ma il passaparola della sollevazione di Teheran – che ha viaggiato anche al ritmo di 220mila tweet all’ora – è stato troppo impetuoso per lasciare anche il minimo dubbio sul fatto che senza la Rete non sarebbe stato possibile. Non è un caso – prosegue la Ebadi - che ai primi processi contro i dimostranti il procuratore generale abbia accusato Google, Facebook e Twitter di complottare contro l’ordine costituito“.
Insieme a Shirin Ebadi, in veste di ambasciatori di Internet for Peace, lo stilista Giorgio Armani e il Professor Umberto Veronesi, che proprio all’interno della Conferenza Mondiale della sua Fondazione, Science for Peace, ospiterà il lancio della candidatura di Internet al Premio Nobel per la Pace 2010.
Il Professor Veronesi ha dichiarato nell’editoriale pubblicato da Wired sul numero di dicembre: “Se il Web vincesse Il Nobel dimostreremmo agli osservatori futuri due cose: che avevamo capito la portata della rivoluzione globale rappresentata dalla Rete; che eravamo determinati a volgerla al miglior utilizzo nell’interesse dell’umanità intera“.
Chris Anderson, Direttore di Wired USA ha dichiarato: “Nel 1993, Rupert Murdoch affermò che la TV satellitare rappresentava una forza inequivocabile di democrazia perché riusciva ad oltrepassare i confini territoriali dando ai popoli una prospettiva globale in qualunque parte del mondo, grazie alla sua capacità di divulgare informazioni e di distruggere i tiranni e la loro propaganda. Murdoch ha pagato a caro prezzo questa dichiarazione, il governo cinese gli ha sbarrato l’ingresso al vasto mercato del paese. Murdoch comunque aveva ragione: la tecnologia può davvero cambiare il mondo.
Internet – prosegue Chris Anderson - ha ora raggiunto un livello superiore; è riuscito ad aver la meglio perfino sui media moguls permettendo a tutti di collegarsi direttamente. Così facendo, ha fatto emergere una riflessione profonda sulla specie umana. La gente vuole la pace e se ne ha la possibilità, lavorerà incessantemente per averla. In poche parole, non c’è partita fra un account su Twitter e un fucile AK-47, ma a lungo termine la tastiera è più potente della spada“.
David Rowan, Direttore di Wired Uk si è così espresso sulla candidatura di Internet al Premio Nobel per la Pace: “Nella redazione inglese di Wired, siamo felici di dare il nostro appoggio alla campagna
Internet for Peace. La Rete è la più grande forza trasformativa che abbiamo nella vita moderna, ha dato a tutti noi la possibilità di riprenderci il potere dei governi e delle multinazionali. Il Web ha reso il mondo totalmente trasparente, ora le varie lobby devono fare i conti con Internet se vogliono manipolare e sfruttare sia i cittadini sia i consumatori. Ecco il motivo per il quale è il momento che il Comitato Nobel riconosca l’impatto positivo di Internet nella vita di tutti i giorni“.
Tante le aziende che hanno già accolto l’invito di Wired Italia a sostenere la candidatura di Internet al Premio Nobel per la Pace: Sony Ericsson, Tiscali, Fineco, Fastweb, Microsoft Italia, Telecom Italia, Unendo Energia, Vodafone Italia, Citroën e H3G hanno realizzato per l’occasione dieci differenti pagine creative a sostegno di Internet for Peace che Wired pubblicherà sul numero di dicembre.
Numerose inoltre le iniziative collaterali ideate da Wired Italia a sostegno dell’iniziativa, tra cui un canale speciale su Youtube.
Il lancio del sito e la raccolta di adesioni è fissata, dunque, per venerdì 20 novembre alle ore 17.30 quando sarà online il sito www.internetforpeace.org
Fonte post: http://www.wired.it/internet-for-peace/archivio/2009-12/05/internet-for-peace.aspx
Via di casa a 18 anni..per legge..
Jan 20th

il Ministro R. Brunetta
E’ questa la provocazione del Ministro Renato Brunetta lanciata qualche giorno fa. Proporre una legge che obblighi i “bamboccioni” ad andar via di casa a 18 anni.
Ovvio che la cosa sia una provocazione ma, mentre ne parlavano ieri a Matrix, mi ha fatto riflettere, non che non ci avessi già riflettuto di mio, di come sia difficile oggi andar via di casa pur volendo.
Tralasciando il fatto che la maggior parte dei giovani oggi va all’Università e dunque prolungando gli studi ha più difficoltà a mantenersi, anche chi già a 23 – 24 anni, o prima, lavora ha difficoltà sia a mantenersi che a trovar casa.
Lo dico da diretto interessato. Oggi la maggior parte dei giovani ha un contratto a progetto, secondo i suoi ideatori un modo per agevolare i giovani appunto a trovare lavoro, dal mio, e non solo il mio, punto di vista in realtà agevola solo le azienda e rende i giovani sempre più schiavi e precari. Non sai quanto guadagni, non hai diritto a infortunio, ferie et simili.. Non sai mai quanto durerà il lavoro.. magari un anno, magari domani sei a casa..
E con tutte queste certezze sul proprio futuro mi sembra il minimo andar via di casa e cercarne una per i fatti propri. Naturalmente non puoi comprarla perché, a meno che non abbia i soldi cash, un mutuo non te lo da nessuno a meno di avere un contratto di lavoro a tempo indeterminato (ahahahah). Allora pensi all’affitto. Ma si.. Un bilocale magari. Poniamo che in media guadagni 1000 euro (e credo già siano troppi). Stavo guardando giusto poco fa i siti di affitti per cambiare casa e avvicinarmi al lavoro e trovare qualcosa di meglio come abitazione. In media devi spendere circa 700 euro al mese (più spese condominiali), anticipare, giustamente, 3 rate come caparra che poi ti verranno restituite a meno di danni, bolli, registrazione, la quota di agenzia se l’hai presa tramite agenzia immobiliare. Come? Pretendevi di viverci con 1000 euro/mese?? AHAHAHAHAHAHAHAH… Rimani da mamma e papà che fai prima!!

Una casa da meno di 700 euro al mese
Caro Ministro, invece di voler fare una legge per mandare via di casa i giovani a 18 anni, perché non fare una legge che agevoli i contratti a tempo indeterminato, i mutui ai giovani senza dissanguarli, affitti più bassi e agenzie meno sanguisughe???
Il terremoto di Haiti
Jan 18th
Qualche giorno fa la terra ha tremato, così come accadde in aprile a L’Aquila e dintorni. L’Aquila fu distrutta, eppure gli stabili erano ben resistenti.
Pochi giorni fa la terra ha tremato. Se non fosse che ha tremato più forte e gli stabili non erano così resistenti. Si sono sbriciolati sotto le scosse del terremoto.
Anche i palazzi del potere Haitiano sono venuti giù come castelli di carte, figurarsi le baracche e le favelas di chi è costretto a vivere coi topi, senza acqua.
Non stò a fare una cronaca di quel che succede in terra Haitiana, sarebbe troppo complesso e poco prolifico. C’è già chi se ne occupa, tra giornali e TG di tutto il mondo.
Mi auguro solo che, una volta “passata la moda” della notizia da prima pagina non ci si dimentichi di questo popolo per cui non sarà certo ricominciare.
Per chi volesse dare un contributo in danaro ci sono diversi numeri brevi e associazioni che si sono attivate in tal senso. Ne segnalo alcune:
http://www.mtv.it/terremoto
48541 tramite mediafriends e AGIRE (http://www.mediafriends.it/progetto/progetto_87.shtml)
Dopo i fatti di Rosarno, per niente nuovi.. QUANDO I “NEGRI” ERANO I SARDI
Jan 18th
Da Sardo mi sento di postare questo articolo trovato su facebook a sua volta trovato su “La Nuova Sardegna”, quotidiano sardo del Nord Sardegna, che ricorda come, tanti anni fa, agli inizi del novecento, fossero i sardi i “negri” della situazione e come, contro di loro, si scagliassero i cittadini di Itria, tra Gaeta e Formia, così come, poco tempo fa, gli abitanti di Rosarno si sono scagliati contro gli extracomunitari che li vivevano e lavoravano.
Sono d’accordo che, chi non rispetta le regole, così come sono nel nostro Paese, sia da condannare e “rispedire a casa”, ma allo stesso tempo penso che, chi è onesto e onestamente lavora e si relaziona e rispetta le nostre leggi e la nostra cultura sia da accogliere ed aiutare. Molti vengono quà spinti dalla disperazione. Dubito che chiunque scapperebbe dalla propria casa per finire ancora peggio sotto un ponte o col rischio di morire ogni giorno.
Buona lettura:
Itri, 4 luglio 1911 quando i «negri» erano gli operai sardi. La camorra scatenò la furia della gente: 8 morti e 60 feriti.
di Piero Mannironi
In quegli anni occorrevano braccia e sudore per la costruzione del quinto tronco della ferrovia Roma-Napoli. Le Ferrovie Regie e le aziende che avevano in appalto i lavori reclutarono un migliaio di operai sardi. Quasi tutti minatori del Sulcis-Iglesiente. Il perché di questa scelta non è mai stato spiegato, ma è facile immaginare che i sardi, spinti dalla disperazione, erano propensi ad accettare salari più bassi e orari di lavoro massacranti. All’inizio dell’estate del 1911, 500 sardi lavoravano in un cantiere a pochi chilometri da Itri. Vivevano in condizioni disumane: baracche, tuguri, alcuni perfino all’aperto. Su di loro gravavano pregiudizi radicati. Basti pensare cosa aveva scritto sui sardi, anni prima, il responsabile della cancelleria sabauda Joseph De Maistre: «I sardi sono più selvaggi dei selvaggi perché il selvaggio non conosce la luce, il sardo la odia… Razza refrattaria a tutti i sentimenti, a tutti i gusti e a tutti i talenti che onorano l’umanità».
In questa situazione di tensione si insinuarono gruppi camorristici che vedevano in quelle centinaia di lavoratori una possibilità di profitto attraverso il pagamento del “pizzo”. Ma non avevano fatto i conti con quei “selvaggi”, non ne avevano percepito l’orgoglio, la dignità e la loro insofferenza alla minaccia e alla prevaricazione: i lavoratori si organizzarono in una lega operaia per resistere apertamente alle pressioni della camorra. La malavita soffiò allora sul fuoco del razzismo strisciante, alimentando il sentimento di ostilità contro i sardi. La tragedia esplose giovedì 11 luglio 1911. Il pretesto nessuno lo ricorda, ma all’improvviso la tensione si sciolse in una violenza torrida: centinaia di itriani armati si riversarono nella piazza dell’Incoronazione e assalirono un gruppo di operai sardi al grido «Morte ai sardegnoli». Prima bastoni e pietre, poi i fucili. Alcuni operai sardi caddero a terra fulminati. Altri, feriti, vennero raggiunti dalla folla inferocita e linciati.
L’indomani, i lavoratori sardi rientrarono in paese per recuperare i corpi dei loro compagni uccisi. Ma si scatenò una nuova terribile caccia all’uomo che proseguì per ore. Fu una mattanza. Le vittime ufficiali furono otto e sessanta i feriti. Un bilancio comunque impreciso perché si dice che gli itriani nascosero molti cadaveri e molti feriti si spensero dopo molti giorni di agonia. La tragica beffa: alcuni lavoratori sardi vennero arrestati perché rissosi e altri espulsi e rispediti nell’isola. Nel processo sui fatti di Itri, che si svolse a Napoli dal 2 al 5 maggio 1914, l’avvocato Angelo De Stefano sostenne l’incredibile tesi della «legittima difesa di una folla».
Una storia dimenticata, questa. Una storia imbarazzante di razzismo che è giusto ricordare. Come è giusto ricordare che la camorra non incassò neppure una lira dai “barbari sardi”, mentre gli itriani continuarono invece a pagare il “pizzo”.
23 anni in coma. “Urlavo ma nessuno mi sentiva”
Nov 24th
Qualche tempo fa vidi, con due amici, un film dal titolo “Anestesia cosciente”. Era una sorta di horror il cui protagonista era sottoposto ad una operazione. L’anestesia però non si capisce bene perchè aveva fatto effetto a metà. Lui era paralizzato ma cosciente di tutto ciò che succedeva attorno.
Con i miei amici il primo pensiero fu: “ma ti immagini se succedesse una cosa così?! AIUTO!!”
Siccome al peggio non c’è mai limite oggi si scopre che è successo, e mica per qualche giorno..23 anni!!
posto di seguito l’articolo di corriere.it in merito all’uomo che, purtroppo, ha vissuto questa terribile esperienza!
andatevi a cercare l’articolo sul http://www.corriere.it che non riesco ad incollarlo..provvederò quanto prima
Banda larga: si mettessero d’accordo..
Nov 17th
Qualche tempo fa, l’otto novembre per l’esattezza, pubblicai un post intitolato “Addio banda larga in Italia?” in cui riportavo un articolo trovato in rete che sostanzialmente diceva che “… Nonostante i buoni propositi del governo, finalizzati soprattutto all’eliminazione del digital divide, l’Italia rimarrà indietro rispetto al resto dell’Europa. Con una nota ufficiale, il governo annuncia che i fondi stanziati rimarranno bloccati fin quando il nostro Paese uscirà dal periodo di crisi…”
Ciò preoccupò confindustria ma anche tanti internauti, soprattutto quelli che, nel 2009, si trovano ancora senza banda larga e sono costretti a fare a botte coi criceti del 56Kb…
Oggi trovo su LA STAMPA questo articolo: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200911articoli/49427girata.asp in cui il ministro per lo sviluppo economico Scajola assicura che quanto prima si procederà all’ampliamento della banda larga in Italia, operazione che creerà 30 mila mini cantieri che in breve tempo potrebbero dare lavoro a 50/60 mila persone.
Riusciranno a mettersi d’accordo?? Certo è che non è possibile che nel 2009, quando la Finlandia ha messo la banda larga come un diritto del cittadino, ci sia ancora chi non ha accesso alla banda larga e non ha la possibilità di comunicare come si deve col resto mondo. E questo discorso vale, soprattutto, per molti uffici della Pubblica Amministrazione che non sono nemmeno collegati fra loro, il che è tutto dire!!
Speriamo che Scajola sia di parola e quanto prima si possa avere un’Italia unita almeno nella Banda Larga.


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